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Washi, la carta giapponese e la nascita delle bambole washi-ningyō | 和紙

by Jessica | Juliet in Zena
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Dalla carta alle bambole di carta

Con il termine washi (和紙) si indica la carta (紙 shi) giapponese (和 wa), ovvero tutti quei tipi di carta che vengono prodotti ancora oggi in Giappone secondo le tecniche tradizionali introdotte dalla Cina circa 1.400 anni fa e poi perfezionate nel corso dei secoli.

La storia delle bambole di carta giapponese è strettamente legata all’evoluzione della carta in Giappone e si sviluppa per fasi successive partendo da una forma semplice nata per scopi rituali (da cui deriverebbero le 立ち雛 tachi-bina), evolvendosi in una forma più elaborata per scopi ludici (姉様人形 anesama-ningyō), fino a culminare in modelli tridimensionali complessi con vere e proprie sculture di carta il cui scopo è puramente decorativo (和紙人形 washi-ningyō)

Tracciare una linea netta di quando e dove abbiano avuto origine l’una o l’altra tipologia è difficile, poiché la carta è un materiale deperibile che non lascia traccia se non adeguatamente conservato. Per questo la storia delle washi-ningyō ha iniziato a essere ricostruita solo attorno alla metà del 1900, partendo dai modelli più conosciuti, tipici di Tōkyō.

Origine

Lettera d'amore

Introduzione della carta nel Periodo Heian

(794-1185)

Anche se alcune teorie ritengono che la carta fosse già stata inventata anni prima nella prefettura di Fukui, secondo quanto narrato nel Nihon-shoki (日本書紀), gli annali che contengono i principali eventi della storia giapponese fino al 720, la sua introduzione nel 610 in Giappone fu opera di un monaco coreano.

Ruolo fondamentale nella storia della carta giapponese però lo ebbe certamente Shōtoku Taishi, il principe imperiale a cui si deve la diffusione del buddhismo nel paese.

Nel propagarsi, la religione si fece infatti anche involontario veicolo per la trasmissione della carta, utilizzata per ricopiare i sutra e per gli insegnamenti della dottrina. Tanto che i templi buddhisti ne divennero i principali centri di produzione.

TACHI-BINA, bambole per scopi rituali

Al tempo, era in uso un rituale di provenienza cinese che prevedeva il trasferimento, tramite sfregamento, delle sfortune delle bambine a delle bambole fatte di erba o paglia. I fantocci carichi di negatività, venivano poi lasciati scorrere lungo il fiume, per allontanare le disgrazie.

In Giappone, le bambole dalle sembianze umane utilizzate dalle bambine nobili durante questo rituale chiamato Hinanagashi (雛流し), potevano essere in carta ed erano molto probabilmente all’origine di quelle che poi divennero le tachi-bina (立ち雛).

Nascita della carta washi

Con la diffusione della carta in Giappone, iniziarono a nascere anche delle tecniche peculiari che la differenziarono via via da quella cinese.

La carta washi divenne così più sottile e resistente, grazie al metodo nagashi-zuki (流し漉き), che prevede ancora oggi la  sovrapposizione di più strati immersi ripetutamente in un liquido.

Nello stesso periodo comparve anche un’altra tecnica che consisteva nel riciclare la carta usata, realizzandone di nuova tramite un “ri-impasto”.

Diffusione

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Diffusione della carta nel Periodo Kamakura

(1185-1333)

Se nei primi secoli della sua comparsa, l’uso della carta washi fu appannaggio quasi esclusivo di nobili e religiosi, la sua estensione alla classe dei samurai nel periodo Kamakura passò attraverso la nascita dell‘origata (折形).

Un’usanza che consisteva nel piegare la carta con forme creative e raffinate, il più delle volte per impacchettare qualche oggetto donato ad altre famiglie di ceto elevato. Il che finì con il diventare quasi il simbolo di uno status, tanto che spesso le tecniche di piegatura restavano segreti di famiglia.

Anesama-ningyō (era Taisho)
Anesama-ningyō di Kobe - Era Taisho (Japan Toy Museum)

ANESAMA-NINGYŌ, bambole per il gioco

Nel 1500 la carta washi prese una nuova forma con gli origami (折紙): figure animali e vegetali realizzate piegando la carta in modi sempre più complessi senza l’ausilio di colle.

Sulla scia di questo nuovo passatempo, a metà strada tra il gioco e l’arte, nacquero anche le anesama-ningyō (姉さま人形).

Bambole con il corpo costituito inizialmente da un bastoncino sormontato da una testa, poi con corpo piatto in carta (spesso senza braccia, gambe e volto) in cui tutta l’attenzione era concentrata sulla ricca acconciatura che riproduceva quelle sempre più elaborate delle donne del tempo.

Motivo per cui questo genere di bambole si affermerà e diventerà popolare in ogni famiglia nel secolo successivo, ispirato dalla vivace vita che si muove attorno alle città, tra quartieri di piacere e personaggi del teatro Kabuki.

A differenza di origata e origami, le anesama-ningyō sono costituite da tipi di carta diversi e arricchite di altri materiali, il tutto tenuto insieme da collanti. 

Uso popolare

Uso popolare della carta nel Periodo Edo

(1603-1868)

Con la diffusione dell’editoria, la carta divenne popolare anche tra i comuni cittadini.

Siamo nel 1600 e, quasi 1000 anni dopo l’introduzione della carta in Giappone, il suo uso si espande nel paese sia grazie ad alcune forme d’arte come l’ukiyo-e, sia perché l’industria della carta attirò nuovi mercanti, poiché era tra la poche a consentire una produzione continuativa e annuale senza risentire dei cambiamenti stagionali.

WASHI-NINGYŌ, arte a scopo decorativo

Nel primo Periodo Edo si diffuse la moda di sfarzose acconciature che si fecero sempre più complesse e identificative delle diverse classi sociali

Contemporaneamente, si affiancò alle anesama-ningyō un nuovo tipo di bambola. 

All’interno dell’Ōoku (大奥), l’area in cui vivevano tutte le donne dello shōgun (mogli, concubine, ancelle, cameriere, serve…), prese piede un nuovo passatempo: quello di realizzare elaborate bambole tridimensionali in carta, le washi-ningyō (和紙人形).

Al tempo era in vigore il Sankin Kōtai (参勤交代) che prevedeva che i signori feudali, ad anni alterni, lasciassero la propria abitazione natale per trasferirsi nella capitale, spesso seguiti dalle proprie famiglie.

Questo consentì alle bambole anesama e washi di essere conosciute anche dalle ragazze provenienti dalle aree più remote e di diffondersi in tutto il Giappone, grazie alla loro continua migrazione dalle province alla capitale. Ecco perché il modello che oggi è più conosciuto e tramandato è quello delle bambole di Tōkyō.

Declino e patrimonio

Era Meiji e carta economica occidentale

(1868-1912)

Con l’incontro tra oriente e occidente e il diffondersi di libri e giornali, si rese necessario utilizzare carte più economiche e reperibili in grande quantità.

La carta occidentale, compatibile con le macchine da stampa, entrò di prepotenza insieme a un nuovo stile di vita.

Le campagne giapponesi si svuotarono e i tradizionali oggetti realizzati in carta (come ombrelli, lampade e porte scorrevoli) vennero sostituiti dai corrispettivi in uso in occidente, decretando la fine della grande industria della carta giapponese che sopravvive oggi solo grazie ad un piccolo numero di produttori, perlopiù artigianali.

Carta washi patrimonio UNESCO

(OGGI)

La carta giapponese oggi viene utilizzata per i restauri di opere d’arte in tutto il mondo ed è patrimonio immateriale UNESCO.

Tra i tipi di washi più in uso per le bambole di carta giapponese ci sono la carta yūzen, dai colori brillanti che non sbiadiscono, e la carta chirimen con increspature che la rendono simile ai tessuti crêpe.

Le bambole in carta giapponese, sostituite nel dopoguerra da quelle in celluloide e dimenticate dalle ragazze del nostro tempo, sono ora tramandate solo da pochi rari artisti e artigiani.

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JESSICA | JULIET IN ZENA
Dall'Asia al Pacifico (con sconfinamenti), racconto e illustro culture e angoli di mondo tra pensieri scompigliati, progetti e litri di tè + curo la collezione del WASHI-NINGYŌ PROJECT