Kanjinchō: la storia, il mito del guerriero Benkei e l'opera Kabuki | 勧進帳

by Jessica | Juliet in Zena
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Benkei, leggendario monaco guerriero

Musashibō Benkei (武蔵坊弁慶) fu monaco e guerriero del tardo periodo Heian la cui vita, raccontata in Kanjinchō e altre opere, è giunta fino ai nostri giorni arricchita di narrazioni leggendarie.

Secondo uno dei miti, nacque con il nome di Oniwaka (鬼若 bambino demone) poiché aveva lunghi capelli scompigliati e denti aguzzi che ne ricordavano l’aspetto.

In giovane età entrò in monastero, ma a causa del suo carattere violento divenne prima un monaco guerriero (sōhei 僧兵) e poi uno yamabushi (山伏), ovvero un asceta delle montagne a cui erano attribuiti anche poteri magici.

Minamoto no Yoshitsune

Si racconta che sfidasse a duello chiunque attraversasse il ponte Gojō a Kyōto, per poi sottrargli l’arma. Quando aveva già collezionato 999 spade, si scontrò con Minamoto no Yoshitsune, figlio del signore della guerra Minamoto no Yoshitomo, dal quale venne sconfitto.

Decise così di restare al suo servizio e di proteggerlo dal fratello Minamoto no Yoritomo, che nel frattempo era diventato il primo shōgun della storia e aveva dato inizio ad una nuova era conosciuta come periodo Kamakura (1185-1333).

Simbolo del suddito leale che muore nell’atto di proteggere il proprio padrone, venne trafitto da una moltitudine di frecce ma rimase in piedi, facendo credere al nemico d’essere ancora vivo e riuscendo in questo modo a salvare Yoshitsune.

Kanjincho, Kabuki

Kanjinchō | 勧進帳

Kanjinchō è una delle opere Kabuki più famose.

Caratterizzata dall’assenza di personaggi femminili, mostra la fuga di Yoshitsune, la determinazione di Benkei a proteggerlo e l’ammirazione del nemico Togashi che, sopraffatto dalla lealtà del protagonista, finge di non riconoscere coloro che avrebbe dovuto catturare.

Tra scambi di battute e dialoghi magistrali, il momento centrale dell’opera è la lunga esposizione ad alta voce da parte di Benkei di un rotolo bianco da lui letto come se fosse un Kanjinchō (un elenco dei contribuenti), da cui l’intera opera prende il nome.

Okinagōshi | 翁格子

Okinagōshi è il motivo a quadri con reticolato simile a quello scozzese, tipico della veste di Benkei nell’opera Kabuki.

Simbolo di buon auspicio e di prosperità dei discendenti, è riconoscibile perché si intersecano in orizzontale e verticale linee di diversi colori e spessori:

le linee più spesse come rappresentazione delle persone anziane che proteggono i nipoti, la discendenza, simboleggiata dalle linee più sottili.

Mizugoromo | 水衣

Benkei indossa il tradizionale costume teatrale degli yamabushi, con un piccolo berretto, grandi pompon e il mizugoromo (水衣), la tipica giacca con maniche larghe ampiamente usata nel teatro Noh per i costumi dei monaci.
 
Nell’opera Kabuki Kanjinchō, tale giacca nera è arricchita da caratteri sanscriti (bījā*) in oro che rappresentano Fudō Myō-ō, uno dei Cinque Re della Saggezza e divinità del buddhismo esoterico considerata la reincarnazione di Dainichi Nyorai.
 
Protettore della fede e incarnazione della saggezza, della verità dell’universo e dell’illuminazione, il suo nome in sanscrito è Achala, “L’Irremovibile”.
 
* I simboli in oro del mizugoromo indossato da queste washi-ningyō, ricordano quelli del personaggio teatrale, ma non sono i bījā di Fudō Myō-ō.

Tobi-roppō | 飛び六方

Tobi-Roppō è la caratteristica camminata conclusiva dell’opera Kanjinchō in cui la mano e il piede destro e la mano e il piede sinistro vengono mossi contemporaneamente nelle sei direzioni (cielo, terra, nord, sud, est, ovest) in una performance danzata che permette a Benkei di uscire di scena.

Opera Kanjinchō

Kanjinchō di Akio Maruyama (2023). Danza del leale monaco guerriero Benkei, protagonista della fuga di Yoshitsune nell’opera Kabuki “Kanjinchō”.

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