Gasshō-zukuri, le case giapponesi di Shirakawa-gō

by Jessica | Juliet in Zena
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Shirakawa | Racconti di viaggio ~

Oltre il laghetto ricolmo di ninfee, in una grande pozzanghera squadrata in cui si riflettono le nuvole, immerse fino quasi al ginocchio e con la testa china sotto al kasa (il conico cappello di paglia dei contadini) spuntano come germogli due figure ricurve. Pare una scena d’altri tempi se non fosse per il trattorino che, alle loro spalle, percorre in lungo e in largo l’acqua melmosa, rimescolandola.

Architettura a incastro

Sbircio i loro movimenti da una finestra aperta per metà, al secondo o terzo piano di una grande casa di legno costruita senza nemmeno un chiodo. Le travi e i sostegni, tenuti insieme solo da corde e cavicchi in legno, sorreggono un possente tetto di paglia, tanto spiovente da arrivare quasi a toccare terra e tanto fitto da raggiungere quasi il metro di spessore.

Il fumo che sale dal focolare acceso al piano inferiore è forte e sento che potrei essiccarmi esattamente come i bachi da seta che in quella stessa stanza venivano un tempo allevati e lavorati. 

Un villaggio protetto dalle montagne

È un villaggio affascinate. A lungo isolato. Per alcuni mesi all’anno innevato. Incastonato tra le montagne giapponesi come una pietra preziosa e sorvegliato dal sacro Hakusan. Lo circondano boschi che a primavera inoltrata si fanno verdissimi, ripidi pendii e pieghe montuose solcate dal fiume Shōgawa.

Guardo le costruzioni che mi circondano e immagino quei pali di legno privi di chiodi, che già mi sembrano sostenere un peso enorme, sopportare anche metri di neve. Ce la fanno. Ce la fanno benissimo a resistere al freddo dell’inverno e al caldo dell’estate, al peso della neve e alla forza del vento, all’umidità e ai terremoti. Quelle sopravvissute alla modernità sono lì, integre da decine e decine di anni, a rappresentare la forza di una comunità isolata che cerca di preservare la propria unicità dall’incedere del tempo.

La forma delle mani in preghiera

Mi piace perfino il nome di queste case. Si chiamano gasshō-zukuri, dalla forma del loro tetto che richiama quella delle mani giunte in preghiera. E, in effetti, dall’alto quei tetti che emergono nella piccola piana sembrano proprio pregare per la clemenza del tempo, in ciascuna delle sue forme.

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Curiosità

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SHIRAKAWA-GŌ (白川郷) significa: vecchio borgo (-gō 郷) del fiume (kawa 川) bianco (shiro 白).

Le case di Shirakawa-gō (gasshō-zukuri) sono in legno e paglia, costruite senza nemmeno un chiodo e progettate per resistere ai terremoti.

Alla loro manutenzione periodica e al rifacimento dei tetti in paglia, partecipa tutta la comunità.

Le gasshō-zukuri appartengono al gruppo delle MINKA. Ovvero antiche abitazioni rurali private giapponesi, destinate a mercanti, agricoltori e artigiani.

Il tetto spiovente è progettato per far “scivolare via” le abbondanti nevicate.

Le case sono private, ma esistono alcune abitazioni in cui si può entrare a pagamento. Ad esempio Wada House e Kanda House.

Il villaggio di Shirakawa è nella prefettura di Gifu (in Giappone) e si raggiunge comodamente con un bus da Takayama o da Kanazawa (da prenotare in anticipo). 

HAKUSAN (Monte Haku) è, con il Fuji e il Monte Tate, una delle 3 montagne sacre del Giappone (三霊山 Sanreizan).

Il GOHEIMOCHI è un tipo di mochi ricoperto da una salsa agrodolce, infilzato in uno stecco e grigliato. Può essere sferico o a forma di sandalo (waraji).

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Dall'Asia al Pacifico (con sconfinamenti), racconto e illustro culture e angoli di mondo tra pensieri scompigliati, progetti e litri di tè + curo la collezione del WASHI-NINGYŌ PROJECT