Kepanī, i giapponesi delle Hawaii

by Jessica | Juliet in Zena
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Oahu e Kepanī | Racconti ~

Leggo con attenzione la lista sul monitor. Le pagine si ricaricano lentamente, ma il tempo scorre veloce consumando parte dei 30 minuti di internet che il mio portafoglio da studentessa squattrinata ha profumatamente pagato.

Il nuovo millennio è iniziato da poco, il toto-scommesse sulla fine del mondo si è concluso e io sono alla ricerca di una destinazione in cui catapultarmi per approfondire la cultura giapponese. La ricerco online, ma alla vecchia maniera. Tra portali che non sempre restituiscono risultati affini alla domanda e siti pieni di informazioni non verificate.

Kyōto, Tōkyō, Ōsaka, Hawaiʻi… Hawaiʻi?

Mentre i miei pensieri post-adolescenziali indossano una corona di fiori e acquistano un immaginario biglietto aereo di sola andata, la parte razionale cerca (inutilmente) conferme in rete sulla possibilità di unire lo studio della cultura giapponese a quello della cultura polinesiana. 

Kepanī, pubblicità

L'arrivo dei Kepanī

Le troverò qualche settimana dopo, tra chiacchiere all’università e ricerche in biblioteca, quando scoprirò che la maggior parte della popolazione delle isole Hawaii è di discendenza asiatica, giapponese in particolare.

Arrivati sulle isole a partire dal 1800 come braccianti per lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero e ananas, finirono con il costituire quasi la metà dell’intera popolazione, anche quando gli USA iniziarono a governare sull’area del Pacifico.

Importarono la propria lingua, che prestò un buon numero di parole alla lingua locale. Fusero la gentilezza e il senso di ospitalità tipici della propria cultura con quella dei nativi. Aprirono scuole ed eressero luoghi di culto.

Li chiamano “Kanaka Kepanī” persona giapponese, per distinguerli dai “Kanaka Maoli” (nativi) e dai “Kanaka Haole” (bianchi) e se oggi potete mangiare il poke che va tanto di moda, è anche un po’ merito loro.

Curiosità

Clicca sulla domanda per leggere la risposta

Sì, ci sono molti termini giapponesi in uso nella lingua hawaiana. A volte hanno lo stesso significato originario, altre lo ricordano solo vagamente.

La lingua che comprende queste parole si chiama PIDGIN hawaiano.

Clicca qui se non sai cos’è.

Non tutte le parole lo sono o per lo meno non ancora o non in tutto il Giappone.

Siccome i primi giapponesi provenivano da zone rurali di alcune specifiche regioni del Giappone, “l’importazione” riguarda  principalmente parole di origine dialettale, familiare e contadina.

Tralasciando le parole giapponesi ormai conosciute e adoperate a livello globale (come sushi, ramen, manga e via dicendo), eccone 3 che fanno parte della lingua hawaiana:

    1. SKOSH: un po’ (in giapponese sukoshi)
    2. MUSUBI: spuntino hawaiano fatto di riso avvolto con alga (musubu, in giapponese significa “legare”). Simile all’onigiri giapponese il cui altro nome è infatti omusubi
    3. OMIYAGE: è invece un regalo che viene portato al termine di un viaggio, un pensierino, un souvenir insomma. Un gesto di gratitudine comune alle due culture.

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