Nella tradizione cinese esiste un legame profondo e duraturo tra i vivi e i morti, un filo sottile che attraversa il tempo e lo spazio. Tra i Baba-Nyonya, la comunità di origine cinese del Sud-est asiatico, questo legame è sopravvissuto in modo affascinante fino ai giorni nostri: attraverso il culto degli antenati e il matrimonio fantasma tra spiriti, sancito affinché nessuno sia costretto a percorrere da solo le strade dell’aldilà.
Malacca, storico crocevia malese
Mi trovo a Malacca, 150 km a sud della capitale malese, 250 km a nord di Singapore, separata da Sumatra da uno stretto braccio di mare. Perfetto crocevia lungo la rotta commerciale tra Cina, India, Africa, Medio-Oriente ed Europa.
Non stupisce che la sua posizione l’abbia resa in passato un porto importante e una città cosmopolita contesa da potenze asiatiche ed europee.
Volto stratificato della storia, Malacca ne ha inciso le tracce su muri e strade tra varani e risciò, lasciando intatte le architetture coloniali, le case di legno dei mercanti cinesi e gli edifici che gli olandesi colorarono di rosso, nei pressi della piazza principale, ancora oggi conosciuta come Dutch Square.
Veduta della storica Piazza Rossa di Malacca (Dutch Square). In primo piano, la fontana commemorativa di epoca britannica. Sullo sfondo, in rosso, uno degli edifici protestanti più antichi della Malesia e i tradizionali risciò Beca, decorati con vivaci fiori e spesso personalizzati con personaggi dei cartoni animati. I Beca sono un mezzo di trasporto tradizionale ancora in uso, che permette di esplorare le strade strette del centro storico in un’atmosfera pittoresca e rétro.
Matrimoni interrazziali e culti sovrapposti
La cultura di Malacca affonda le radici nell’animismo dei popoli indigeni, ma l’influenza derivata dal contatto con altre culture è palpabile. Soprattutto se si considera che i matrimoni interrazziali sono la normalità fin dall’epoca precoloniale del Sultanato di Malacca.
Le comunità nate dall‘incontro tra migranti stranieri (soprattutto cinesi) e popolazioni locali del Sud-est asiatico sono conosciute come Peranakan.
Il risultato è una sovrapposizione di credenze e culti che sopravvive anche oggi.
A dimostrazione della commistione di influenze religiose e tradizioni, è del tutto normale incontrare nella stessa strada un tempio induista, una moschea, un tempio buddhista, sontuose dimore cinesi e curiosi negozi stracolmi di prodotti di carta di tutte le forme e dimensioni per il culto degli antenati.
Il termine Peranakan deriva dal malese anak (figlio di/discendente) e viene utilizzato come termine ombrello per indicare in generale le comunità miste. I Peranakan di origine cinese si chiamano Baba-Nyonya.
Cingapura è il primo ristorante singaporiano aperto in Italia e propone la cucina Baba-Nyonya e altri piatti della tradizione Peranakan. In questo curato localino milanese è possibile scoprire l’incontro tra culture malesi e cinesi, con influenze indonesiane, indiane e coloniali. Si tratta di una cucina intensa e raffinata che gioca su un equilibrio di sapori molto complesso in cui si mescolano il dolce, lo speziato, l’acido, l’umami e il leggermente piccante. Maggiori informazioni qui.
Baba-Nyonya, i cinesi-malesi di Malacca
Uno dei gruppi etnici misti più peculiari di Malacca e dell’arcipelago malese (in particolare Malesia, Singapore e Indonesia) è quello dei Baba-Nyonya, ovvero coloro che discendono da matrimoni misti tra mercanti cinesi delle prime ondate migratorie (XV-XVII secolo) e donne malesi.
Si tratta quindi di famiglie che da generazioni hanno adottato usanze locali pur mantenendo quelle di provenienza, fondendo elementi cinesi e malesi nella religione, in cucina, nell’abbigliamento, nell’arte, nell’architettura e nella lingua.
Oltre al malese parlano infatti una lingua mista creola, chiamata Baba Malay all’interno della quale si mescolano il malese e lo hokkien (il dialetto del Fujian, la provincia cinese situata sulla costa davanti a Taiwan).
Il termine Baba-Nyonya si riferisce in modo preciso ai Peranakan di origine cinese: baba (= uomini) + nyonya (= donne). La loro cucina può essere conosciuta anche come cucina Nyonya perché storicamente erano le donne le custodi di questa cucina domestica estremamente elaborata, non solo nei sapori ma anche nell’estetica. La cultura Nyonya attribuisce infatti grande importanza alla presentazione, alla convivialità e ai decori: molti servizi da tavola Peranakan sono celebri per i colori vivaci in cui risaltano verdi floreali, rosa e turchesi.
Matrimonio Baba-Nyonya tra Chung Guat Hooi (figlia di Capitan Chung Thye Phin) e Khoo Soo Beow (figlio di Khoo Heng Pan) nel maggio del 1941, al numero 29 di Church Street, Penang (Malesia). L’edificio, originariamente costruito da Capitan Chung Keng Quee, è oggi noto come Pinang Peranakan Mansion, un museo dedicato alla cultura Baba-Nyonya. L’immagine cattura i dettagli ricchi degli abiti tradizionali, simbolo della fusione tra le culture cinesi e malesi.
Culto degli antenati
Aspetto essenziale della cultura cinese importato a Malacca dai Baba-Nyonya è quello legato al culto degli antenati.
Secondo la religione cinese Han i defunti continuano la vita dopo la morte, mantenendo la propria identità anche quando diventano spiriti o esseri divini. Ciò significa che proseguono l’esistenza iniziata in questo mondo.
Mangiano, si vestono, si spostano, intrattengono relazioni e si occupano di faccende ma con l’aggiunta di un’importante funzione: quella di connessione con Tian (il Potere Celeste).
È pertanto fondamentale che la famiglia invii al defunto tutto ciò di cui ha bisogno per vivere la nuova vita. Per farlo dovrà acquistare singoli articoli o interi corredi di carta e bruciarli, perché è attraverso il fumo prodotto che raggiungono l’antenato.
Ecco perché i negozi di Malacca, ma anche di Taiwan, di Hong Kong e di diverse aree asiatiche di influenza culturale cinese, sono traboccanti di vestiti, auto e oggetti di carta su cui spesso l’occhio del turista straniero non si sofferma, pensando che si tratti di giochi per bambini.
Joss paper, offerte di carta
Joss paper, carta da incenso, carta degli inferi (陰司紙) sono solo alcuni nomi degli articoli in carta destinati all’aldilà.
Tradizionali lingotti d’oro e d’argento e carta dorata (金紙), ma anche banconote in mazzette, abiti, scarpe, borse, smartphone, set e creme di bellezza. Insomma tutto ciò di cui una persona di questi tempi ha bisogno quotidianamente.
Con 8,00 € si può acquistare del vino pregiato, con 10,00 € un’auto, con 30,00 € uno stereo karaoke, con 80,00 € una villa di tre piani con piscina e così via.
Inviare regali e corredi all’antenato è semplice: dopo aver acquistato un prodotto di carta, ad esempio un’automobile (che comunque è grande pressappoco come un’auto a pedali giocattolo per bambini), lo si brucerà. Il fuoco farà in modo che l’auto si smaterializzi “di qua” e, attraverso il fumo generato, raggiunga il defunto davanti al quale si materializzerà in forma e dimensione reale. Pronta all’uso.
Inoltre se il defunto desiderasse qualcosa che non gli è stato inviato, potrà sempre fare acquisti nell’aldilà utilizzando le banconote dell’inferno (冥鈔) bruciate per lui dai parenti. Che poi… siccome tutto il mondo è paese, il denaro sarà a disposizione dell’antenato per le necessità più disparate, inclusa la possibilità di corrompere le divinità per sfuggire a qualche punizione.
Joss Paper in vendita a Malacca. Conosciuti anche come “soldi dell’aldilà” o “carta degli antenati“, questi oggetti vengono bruciati come offerte simboliche per accompagnare i defunti nel regno spirituale, garantendo loro comfort e ricchezza nella vita ultraterrena. Tra gli articoli più comuni si trovano anche case, vestiti e accessori, tutti meticolosamente riprodotti in carta.
I matrimoni fantasma nel culto degli antenati
Altra usanza cinese entrata a Malacca attraverso i Peranakan è quella dei matrimoni fantasma (o matrimoni spirituali 冥婚) tra persone decedute o un vivente e un deceduto.
Origine dell’usanza
Già praticati durante il regno della dinastia Han (206 a.C. – 220 d.C.) originano probabilmente nella convinzione taoista che la completezza avvenga solo con l’unione dello Yin (energia femminile) e dello Yang (energia maschile). Pertanto qualora la morte avesse colpito una persona non ancora sposata, sarebbe stato necessario fornirle la controparte cosicché il suo spirito potesse raggiungere l’armonia nell’aldilà.
Matrimonio tra spiriti
Il caso più frequente di sposalizio postumo era quello celebrato tra due famiglie con giovani figli deceduti, non necessariamente conoscenti in vita. Scelta perfettamente allineata sia all’usanza di celebrare matrimoni combinati, sia alle credenze legate al culto degli antenati. Proseguendo la propria vita nell’aldilà è ovvio che, ancor prima di beni materiali e quotidiani, fosse importante non lasciare solo il defunto e soddisfare inoltre l’aspetto legato alla continuità familiare.
Matrimonio con un vivente
Tuttavia esistono anche altri motivi, che possono invece portare un vivente a sposare un defunto. Tra questi l’onta (ormai superata) di avere una figlia nubile ma in età avanzata, la necessità di rispondere alle richieste dirette del defunto apparso in sogno, fornire una discendenza o anche per motivi romantici (o di alleanze familiari) e dare seguito a un fidanzamento già iniziato ma interrotto in modo tragico.
La necrogamia in Europa
Tra l’altro, quest’ultimo motivo è riconosciuto come valido per la necrogamia (il matrimonio con un morto) anche in Francia. Pratica introdotta non in tempi antichi ma recenti, in seguito alla drammatica tragedia del Fréjus. Un permesso particolare che deve soddisfare determinati requisiti di legame serio, profondo e duraturo.
CONSIGLIO la miniserie Netflix “The Ghost Bride”, ambientata nella Malacca coloniale di fine 1800. La serie, tratta dal romanzo di Yangsze Choo, esplora le tradizioni cinesi dei matrimoni fantasma e del culto dei morti (Joss Paper inclusi) attraverso la storia di Li Lan, una giovane donna coinvolta in un matrimonio con il defunto figlio di una ricca famiglia. (Poteva essere realizzata meglio, ma ha comunque il pregio di far conoscere questa cultura al pubblico internazionale).
