di Juliet in Zena

Biografia, metodo, progetti

Chi sono

Juliet in Zena è studiosa e divulgatrice delle culture del Pacifico e curatrice indipendente di progetti editoriali e culturali. Esplora tradizioni e culture materiali, raccontandone origine, significati e trasformazioni nel tempo. Il suo lavoro nasce da una ricerca che intreccia fonti bibliografiche, museali e d’archivio con le voci e le prospettive delle culture raccontate.
© Juliet in Zena

Questa pagina racconta la storia di Juliet in Zena: chi sono, il metodo utilizzato per realizzare i contenuti e i progetti che danno forma a un percorso di divulgazione culturale dedicato all’area del Pacifico.

Dal progetto editoriale Etnologia e Antropologia del Pacifico, al progetto culturale di salvaguardia Washi-Ningyō Project – WNP, passando per iniziative, eventi, collezioni e approfondimenti. Il tutto tenuto unito da un filo comune: la curiosità e il desiderio di mostrare e creare connessioni.

Etnologia e Antropologia del Pacifico

Un progetto editoriale di Juliet in Zena

Etnologia e Antropologia del Pacifico è un progetto editoriale di divulgazione culturale curato da Juliet in Zena.
Attraverso articoli e approfondimenti, il progetto esplora le culture dei popoli che vivono nelle grandi regioni affacciate sull’Oceano Pacifico, dall’Asia all’Oceania fino alle Americhe.

Il Pacifico rappresenta infatti uno spazio culturale peculiare, attraversato da rotte migratorie che nel tempo hanno messo in relazione comunità molto diverse tra loro. Raccontarne le culture significa osservare non soltanto singole tradizioni, ma anche i legami e gli incontri che hanno contribuito a formarle.

Simboli, lingue, oggetti, pratiche quotidiane, credenze e patrimoni materiali e immateriali sono al centro dei contenuti. Vengono raccontati attraverso la loro storia e il loro significato, considerando le trasformazioni che hanno attraversato nel tempo e il rapporto con le comunità che li hanno creati, utilizzati e tramandati.

La divulgazione non si ferma però al racconto. Quando possibile, gli articoli offrono anche strumenti per continuare il percorso: fonti e pubblicazioni per approfondire, musei e collezioni da esplorare, luoghi in cui conoscere una cucina o una tradizione e collegamenti a persone e realtà che permettono di incontrare direttamente altre prospettive.

Una parte importante di questo approccio è proprio dare spazio alle voci provenienti dalle culture raccontate, comprese quelle indigene, così che il lettore possa avvicinarsi a una cultura non soltanto attraverso lo sguardo di chi la osserva dall’esterno, ma soprattutto attraverso chi la vive e la racconta dall’interno.

Chi è Juliet in Zena?

La persona dietro il progetto

Juliet in Zena: divulgatrice culturale nell'ambito dell'etnologia e dell'antropologia del Pacifico
© Juliet in Zena

Dietro Juliet in Zena ci sono io, Jessica. Juliet in Zena è lo pseudonimo con cui ho scelto di firmare il progetto editoriale e con cui, nel tempo, mi hanno conosciuto le persone che lo seguono.

Ma prima ancora d’essere un nome, Juliet in Zena è un modo di raccontare: un approccio che cerca di osservare le culture nella loro complessità, attraverso gli elementi che le compongono e le storie che li collegano. Mi interessano gli oggetti quotidiani tanto quanto le grandi tradizioni, le parole quanto le immagini, le storie tramandate nel tempo quanto i cambiamenti che continuano a trasformarle.

La curiosità in questo senso è nata quando ero bambina, insieme alla fascinazione per i grandi esploratori e per quelle terre che, viste su una mappa, sembravano lontanissime. L’antropologia è arrivata qualche anno dopo e non se n’è più andata. 

Ho studiato Culture e Civiltà dell’Asia Orientale e successivamente conseguito un MBA. Nel corso degli anni ho avuto modo di lavorare in ambiti diversi e di portare sempre con me la curiosità: ho collaborato con un museo etnoantropologico, lavorato con studi di consulenza, seguito progetti legati agli eventi, al turismo culturale e ambientale, insegnato e viaggiato. Sono esperienze diverse che, nel tempo, hanno finito per intrecciarsi e confluire nel modo in cui oggi costruisco i contenuti di Juliet in Zena.

Non ho mai smesso di studiare. A volte attraverso un libro o una pubblicazione, altre volte attraverso un archivio, un museo, un database, un documento locale o una conversazione. E spesso attraverso quella forma di ricerca apparentemente più semplice che consiste nel continuare a chiedersi “perché?” quando una risposta sembra già sufficiente. È probabilmente questa la parte di me che più si ritrova nel progetto: la curiosità di andare un po’ più a fondo, seguire un collegamento inatteso e vedere dove porta.

E sì, molto spesso tutto questo succede con una tazza di tè tra le mani e se fai parte di Hale Noa e leggi la newsletter lo sai bene.

Come nasce un contenuto

Fonti, voci e strumenti per continuare la ricerca

Ogni contenuto di Juliet in Zena nasce da una ricerca che può partire da un oggetto, una tradizione, una parola, un’immagine o semplicemente da una domanda. Da questo primo spunto si sviluppa una ricerca che mette in dialogo fonti diverse. Utilizzo libri e pubblicazioni, ma anche biblioteche, musei, archivi e database online, cercando quando possibile documenti e materiali provenienti direttamente dai luoghi e dalle comunità di cui sto parlando.

FONTI E STRUMENTI

A seconda dell’argomento, la ricerca può passare dalle collezioni del Metropolitan Museum of Art o del Te Papa Tongarewa, dagli archivi di Europeana e Internet Archive, da Glottolog e dalla National Library of Australia, oppure da musei etnografici e antropologici, biblioteche, siti istituzionali e fonti governative.

Non esiste una fonte valida per ogni storia: ogni argomento richiede di trovare le risorse più adatte per comprenderlo nel suo contesto.

Quando possibile, le fonti utilizzate vengono riportate negli articoli, così che chi legge possa verificarle e approfondire autonomamente. Ritengo infatti che una ricerca non dovrebbe finire con l’ultima riga di un articolo, ma aprire la strada a nuove domande.

VOCI DELLE COMUNITA'

Raccontare una cultura significa anche chiedersi da quale prospettiva la si sta osservando. Per questo, accanto a fonti istituzionali, cerco di dare spazio alle voci delle persone e delle comunità a cui appartengono le culture raccontate, con particolare attenzione alle voci indigene.

Negli articoli e, soprattutto attraverso il profilo Instagram di Juliet in Zena, condivido quindi anche collegamenti ad artisti, studiosi, creatori di contenuti e realtà locali, così come a libri, film, serie e altre risorse che permettono di approfondire un tema da prospettive diverse.

L’obiettivo è offrire non solo informazioni, ma anche occasioni di incontro e approfondimento. Grazie agli strumenti digitali, oggi è infatti possibile accorciare le distanze geografiche e linguistiche e mettere il lettore in relazione diretta con persone e realtà dall’altra parte del mondo.

Progetti culturali

Dalla ricerca alla condivisione

La divulgazione culturale non passa soltanto attraverso articoli e approfondimenti, ma anche attraverso occasioni concrete di incontro e partecipazione. Nel tempo, Juliet in Zena ha dato vita a progetti dedicati alla conoscenza e alla valorizzazione di tradizioni, arti e patrimoni culturali, trasformando la ricerca in esperienze accessibili a chi desidera avvicinarsi a culture diverse dalla propria.

Washi-Ningyō Project (WNP)

un progetto culturale

Juliet in Zena con la washi-ningyo Orizuru di Akio Maruyama al Museo Etnografico di Alessandria - Gambarina
© Juliet in Zena

Il Washi-Ningyō Project è un progetto culturale ideato e curato da Juliet in Zena, nato dall’incontro online con l’artista giapponese Akio Maruyama. Tra il 2023 e il 2024 il progetto ha portato in Italia occasioni di conoscenza, approfondimento e partecipazione attorno a questa particolare forma d’arte.

Il percorso ha visto la realizzazione di mostre, laboratori online e workshop in presenza, con il coinvolgimento di oltre una decina di associazioni e musei in città italiane e spagnole. Le attività hanno ricevuto il patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano, della Fondazione Italia Giappone di Roma e del Centro di Cultura Giapponese di Milano.

La storia delle washi-ningyō e il percorso del progetto possono essere approfonditi nella sezione dedicata del sito.

Museo Online

un'iniziativa curatoriale

Temple of Heaven Essential Balm (Cing Liang Yu) Cina, fine XX secolo - 
Latta litografata e preparato balsamico medicamentoso
© Juliet in Zena

Il Museo Online di Juliet in Zena nasce dalla volontà di rendere accessibile anche a distanza una collezione di oggetti raccolti nel tempo, insieme a quelli legati al Washi-Ningyō Project.

È uno spazio gratuito in cui manufatti artigianali, souvenir di viaggio, oggetti d’uso quotidiano e opere provenienti da diverse culture diventano punti di partenza per raccontare tradizioni, simboli, credenze e storie spesso poco conosciute.

Attraverso immagini e schede di approfondimento, ogni oggetto viene inserito nel proprio contesto culturale e storico, mostrando come anche un elemento apparentemente semplice possa raccontare una comunità.

L’identità del progetto

Simbolo di connessione, apertura e... scrittura

JIZ Juliet in Zena - logo

Anche l’identità visiva di Juliet in Zena nasce dalla stessa visione che accompagna tutte le sue attività: raccontare le culture come realtà vive, in continua relazione tra loro.

Il simbolo di Juliet in Zena si chiama JIZ ed è un pennello stilizzato ispirato alle diverse isole del Pacifico, racchiuso in un cerchio aperto che richiama l’ensō zen, tradizionalmente associato a concetti come armonia, interconnessione e apertura.

Il pennello rappresenta la scrittura, lo strumento attraverso cui Juliet in Zena raccoglie, approfondisce e condivide storie e conoscenze.

Il cerchio aperto richiama invece una visione delle culture come realtà dinamiche: non mondi isolati e immutabili, ma sistemi in continua evoluzione, attraversati da incontri, scambi e trasformazioni.

La diversità culturale nasce proprio da questo movimento: conoscere e preservare tradizioni e patrimoni significa anche comprenderne la storia, le relazioni e i cambiamenti che li hanno accompagnati nel tempo.

Perché l’incontro tra culture non è un’eccezione, ma una parte fondamentale della storia dell’umanità.