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Bidayuh

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Bidayuh-Juliet in Zena

Bidayuh, il popolo del Borneo ~

Bidayuh è il nome collettivo di diversi gruppi nativi disseminati tra il Borneo malese e il Kalimantan. Sono accomunati da storia e cultura, seppure con decine di varianti linguistiche maleo-polinesiache, a volte molto diverse tra loro.

Ogni sottogruppo aveva usanze peculiari che si sono perse nel corso dell’ultimo secolo e sopravvivono oggi principalmente grazie alla volontà di alcune associazioni locali.

Bidayuh e Iban, i Dayak

Dayak, Iban e Bidayuh sono spesso indicati come sinonimi. In realtà Dayak è un termine generico introdotto in epoca coloniale dagli europei per definire tutte le popolazioni del Borneo non islamiche. Mentre la suddivisione in Land Dayak e Sea Dayak si riferiva rispettivamente alle popolazioni Bidayuh e Iban, differenti tra loro.

Longhouse (case collettive tradizionali) e alimentazione erano in buona parte comuni alle decine di tribù dell’area, ma esistevano anche numerose tradizioni locali differenti, perché il temperamento stesso delle varie famiglie era diverso.

I Bidayuh, ad esempio, erano popolazioni pacifiche dedite all’agricoltura, alla raccolta e alla musica (famosi sono i loro agung, i gong sospesi). Mentre gli Iban si distinguevano per essere abili cacciatori e vicini aggressivi. Questo perché migravano di zona in zona, occupando con la forza le terre di altri.

Spire d'ottone, lobi allungati e tatuaggi

Ogni tribù aveva quindi sviluppato tradizioni peculiari e distintive.

 

SPIRE D’OTTONE

Per apparire più belle, le donne Semban (sottotribù Bidayuh) sceglievano di indossare anelli in ottone avvolti a spirale, attorno ad avambracci (ruyang) e polpacci (rasung). Allo stesso modo delle donne del Triangolo d’Oro.

 

LOBI ALLUNGATI

In alcune tribù era invece simbolo di bellezza il lobo allungato grazie all’inserimento di pesanti anelli (hisang) che venivano aggiunti nel corso del tempo. Indossare molti anelli (ad esempio 20) era anche un modo per indicare l’importanza all’interno della comunità, perché procurarseli non era semplice e il metallo di cui erano composti era pregiato.

 

TATUAGGI

In altre tribù era in uso coprire il corpo di tatuaggi (kalingai o pantang) come amuleti, per comunicare il villaggio di appartenenza e per dare sfoggio delle proprie abilità. Ad esempio si poteva riconoscere colui che aveva ucciso un uomo con coraggio, grazie al tatuaggio di una rana sul collo e ai tegulun (tatuaggi geometrici sul dorso della mano).

Tradizioni che cambiano

Animiste, queste popolazioni credevano che ogni elemento avesse uno spirito, che tutto fosse interconnesso e che l’anima (con relativo status, forza e potere) risiedesse all’interno della testa. Credenza a cui era collegata anche l’usanza Iban del Ngayau, il rituale di caccia alle teste.

Con l’introduzione delle religioni monoteiste, che hanno fatto abbandonare i culti animisti, l’imposizione di nuove regole e il cambiamento dei tempi, la maggior parte delle passate tradizioni locali si sono estinte.

L’ingresso nel XXI secolo è infine stato accompagnato dalla perdita naturale anche delle tradizioni storiche che sopravvivevano ormai solo sui corpi degli anziani. É quindi oggi difficile distinguere i singoli sottogruppi, riconoscibili nel passato da tatuaggi, costumi ed elementi specifici come i lobi allungati o le caratteristiche spire d’ottone.

Quello che sopravvive ancora oggi, rimodernato, lo fa grazie all’impegno di associazioni locali, all’interesse del turismo e alla spinta delle nuove generazioni che, qui come altrove, stanno riscoprendo la propria identità comunitaria e ripristinando simboli che rischiavano di scomparire.

Per semplificare il concetto con un paragone all’Italia: le diverse popolazioni Bidayuh sono oggi malesi (o indonesiane) del XXI secolo, come liguri, abruzzesi e siciliani sono italiani. Mantengono parte della propria identità d’origine principalmente nel “dialetto” e in alcune festività (come il Gawai Dayak), durante le quali possono essere sfoggiati i costumi tradizionali.

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